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Cos’è il Digital Divide?

Cosa si intende con “Digital Divide”? Termine usato per definire la disparità all’interno della comunità americana nei primi anni ’90, oggi è un concetto usato per definire una categoria di persone più ampia.

Digital Divide: se ne può parlare anche nel 2022?

Siamo fan delle serie tv distopiche, in cui futuri lontani ci sembrano così vicini a livello temporale.

Macchine, robot e umanoidi prendono il sopravvento e api drone controllano le nostre teste. Ma quanto è realmente lontana da noi una realtà simile?

Possiamo veramente parlare di realtà?

Già nel 2000, Wired parlava di uno scenario distopico e di IA. Le conseguenze sono presto dette. La preoccupazione maggiore è basata sul quesito: “Le macchine porranno fine alla civiltà umana?”.

Noi speriamo di no, anzi, pensiamo che le macchine possano dare un valore aggiunto. Ciò che volgarmente è definita macchina rientra in una categoria più ampia e in termini di innovazione, crediamo sia anche necessaria.

Arrivano notizie anche su una nuova macchina artificiale dal nome LaMDMA che esprime le proprie emozioni, tra cui gioia e tristezza. Si esprime attraverso tutte le forme di comunicazione con una sensibilità pari a quella di un bambino di 7-8 anni.
Questo è quello che sostiene un ingegnere di Google che ha pubblicato online lo scambio avuto con l’Intelligenza Artificiale. Ma Google lo ha liquidato come infondato.

Digital Divide o Digital Survive?

Siamo consapevole del fatto che siamo ancora agli inizi di una nuova Era costituita da Metaverso, Criptovalute e automazione. Entro il 2030, a livello globale, si implementeranno tecnologie avanzate come il 6G o il 7G e l’Internet of Things sarà parte integrante delle nostre vite.

Tutti quanti conosciamo Alexa o Siri e spegnere una luce a distanza di metri o km dall’interruttore, non è più un problema. Se pensiamo in termini di sostenibilità, potremmo dire che sia un compromesso per ridurre l’uso di carta (ad esempio delle banconote) o plastiche (si pensi ai contenitori di creme, detersivi o spray ritrovati sulle spiagge e risalenti al 1960).

Se, invece, ci focalizzassimo in termini di compatibilità globale, dovremmo ritornare alla questione principale: “Digital Divide”.

Digital Divide non è solo digital

Come tutti sappiamo, guerre, catastrofi o gestioni amministrative poco attente hanno portato ad uno squilibrio globale. Non tutti siamo al passo con i nuovi trend tecnologici e non tutti possono usufruire delle stesse comodità di cui noi siamo abituati. Infatti, ancora oggi, si parla di mancanza di risorse legate all’acqua potabile o al cibo in alcune zone del mondo.

Se da una parte ci si preoccupa se un giorno le infrastrutture potranno permetterci di vedere le nostre macchine volare, dall’altra l’unico obiettivo è porre fine alle diseguaglianze a partire dalle risorse primarie e necessarie che garantiscono la sopravvivenza della specie umana.

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Creators c’è una notizia per voi

Casa Spotify ha sfornato una notizia freschissima dedicata ai creators. Se sei un creator e sei qui perché non vedi l’ora di saperlo, beh reggiti forte! Non so quanto prendessi in matematica a scuola, ma ti sottoporremo questa equazione: Podcast + Video = Very soon!

Eh già, anche Spotify dà la possibilità, di realizzare dei podcast video, ai creators degli Stati Uniti, del Regno Unito, ma anche del Canada, Australia e Nuova Zelanda.

Una notiziona annunciata dal servizio streaming, ma che ha già un rivale con più esperienza. Si tratta di Youtube che conta già una moltitudine di video podcast molto interessanti.

La piattaforma streaming ha comunicato che l’obiettivo alla base di questo sevizio è “connettersi più profondamente con il contenuto”. Ma, in che modo?

Entra in gioco la piattaforma Anchor funzionale per sostituire gli episodi formato audio con versioni video e Spotify offre la possibilità di poter ricevere analisi specifiche dei video caricati.

Non è ancora finita.

Spotify offre anche un ulteriore servizio.

Per migliorare la qualità dei contenuti dei podcast e dei video, sarà possibile registrare tutto con il servizio offerto da Riverside.

Podcast video in Italia: quando?

I creators italiani sono pronti per questa news?

Bene, cari creators allacciate le cinture, stiamo per partire per un viaggio inedito che incrementerà la vostra creatività e darà spazio a idee sempre nuove.

Dove? Beh, su Spotify!

Quando? Ancora non è certa la data, ma è previsto anche in Italia, secondo il comunicato stampa di Spotify.

Nel frattempo, puoi anche ascoltare i nostri podcast e farci sapere che ne pensi di questa news!

Tales From

Sostenibilità e Agroalimentare

Storie Alternative

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Crypto Street Restaurant: ecco cosa troverai in Florida

In Florida è nato un nuovo ristorante a tema crypto che serve hot dog e cocktail di gamberi. Voi starete pensando: “e quindi?” E qui che arriva il bello.

Sono ispirati a Dogecoin (DOGE) e Shiba Inu (SHIB), e sembra che i “Dogedogs” siano molto apprezzati dai clienti.

Il ristorante ha sede a Clearwater Beach ed è stato battezzato Crypto Street Restaurant.

L’inaugurazione al pubblico si è tenuta con un menu ricco di nomi che richiamano i crypto-asset popolari e la terminologia associata.

florida beach

Il menu è composto da piatti con nomi molto particolari come Dogedog, Crypto Cuban, DeFi Caesar Salad, SHIBA Shrimp Cocktail e Bitcoinana Split per citarne alcuni.

L’arredamento del locale è totalemte a tema crypto! Poster, murales e mobili raffiguranti Doge, Satoshi Nakamoto, Elon Musk e meme su Bitcoin.

Il proprietario del ristorante, Ricardo Varona, si è espresso sostenendo che il Crypto Street accetta pagamenti in tutti gli asset digitali e sono comprese memecoin e cosiddette “shitcoin”.

Dove e come nasce l’idea?

Varona ha riferito che è stato suo figlio ventiquattrenne a introdurlo per la prima volta alle criptovalute qualche anno fa e ha approfondito il concetto di criptovaluta, prendendo in considerazione l’idea di lanciare una catena di ristoranti tutta sua.

Alla base di questa grandiosa idea c’è il desiderio di incrementare il numero di ristoranti che accettano pagamenti in crypto, soprattutto post avvento della pandemia.

Non è casuale.

Tutti noi abbiamo vissuto quel momento e sappiamo quanto sia stato difficile fare una semplice spesa.

Proprio questo ha spinto Varona a lanciare questo locale differenziandolo sul mercato dai competitor che accettano solo valute digitali.

Varona ha aggiunto che:

“Continuavo a pensare di voler fare qualcosa di diverso, di fresco, e pensavo alle criptovalute. Ho calcolato quanto sarebbe costato fare qualcosa di nuovo, ho abbandonato l’idea della catena di ristoranti e ho iniziato a lavorare su Crypto Street”.

“Finora i giovani lo amano e tornano a trovarmi. Con il pubblico più anziano, c’è molta gente che nutre interesse e storie simili alle mie, dove il figlio o il nipote ha insegnato loro qualcosa a riguardo, dando vita a conversazioni interessanti”, ha aggiunto.

Il ristorante accetta quindi pagamenti in crypto tramite conto aziendale o peer-to-peer direttamente al suo wallet.

Inoltre, l’idea è stata ampiamente accolta e le recensioni parlano chiaro. Ma, cinque stelle per il cibo o per l’idea? Nella sua breve storia, il Crypto Street Restaurant è stato recensito online in maniera positiva, con un totale di tre recensioni a cinque stelle su Yelp e otto recensioni a cinque stelle su Google Reviews.

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Marketing Nostalgia: i Millenials ne sanno qualcosa

2007. Sei a scuola e guardi fuori dalla finestra. Su una nuvola c’è scritto: “Nel 2022 Likeabee ti farà rivivere alcuni momenti con un articolo sul Marketing Nostalgia“.

Ed eccoci qui!

Ma cos’è il Marketing Nostalgia?

Ricordate i Blockbuster? Quanti di noi hanno noleggiato un film, da brave persone civili e lo hanno restituito in tempo?

blockbuster esistono

Spero in tanti.

In ogni caso, a me parlando di Blockbuster mi è scesa la lacrimuccia.

… Ora che mi sono ripresa, vi annuncio una notizia grandiosa: il brand Oreo ha preso il controllo dell’ultimo Blockbuster in piedi per promuovere il ritorno delle sue torte Cakesters.

Puoi trovare qui le nostre news sul Marketing e Neuromarketing.

2007: Oreo e feels

marketing nostalgia

Siamo in Oregon e il brand Oreo ha allestito il negozio con un cartello “It’s 2007 All Over Again”, mentre l’esterno è decorato con poster di film che prendono in giro i generi più popolari venduti da Blockbuster.

Ogni confezione delle torte da forno sono formato VHS con sopra le stampe delle locandine poste fuori dallo store.

L’idea alla base è far ritornare sul mercato le Cakesters con una strategia basata su una comunicazione persuasiva ed ironica per raggiungere più target.

Marketing Nostalgia: che canaglia!

Il criterio alla base di questa strategia di marketing è sicuramente da rintracciare nel concetto della nostalgia.

La nostalgia per i decenni passati e in particolar modo quelli vissuti appieno dai Millennials e per metà dalla Generazione Z.

Tale mossa del brand dolciario, si dimostra essere una strategia di marketing efficace, considerando anche il periodo pandemico che stiamo vivendo.

La triste realtà odierna è sostituita per un attimo dalla dolcezza delle torte Cakesters e dai ricordi degli anni ’90 e dei primi anni 2000, in cui la scuola e i compiti di matematica erano i nostri unici problemi. La campagna Cakesters si allinea anche con la rinascita del marketing esperienziale che cerca di immergere i consumatori in una particolare vibrazione o atmosfera, in questo caso la ricerca di VHS a noleggio che contengono lo snack ripieno di crema, che si è trasformato in uno dei migliori dolci confezionati, dopo essere andato fuori produzione 10 anni fa.

Non è finita qui.

Altri brand hanno giocato molto sulla nostalgia e hanno fatto affidamento sull’attaccamento ai tempi ormai andati, ma soprattutto alla cultura pop.

Un esempio? Airbnb, che durante le vacanze ha affittato la casa di Chicago dell’originale “Home Alone” per una notte. Nel 2020, il sito di home-sharing ha offerto un pigiama party nella stessa sede Blockbuster con cui Oreo sta lavorando.

E tu, sapevi di tutte queste novità nostalgiche?

Facci sapere qui sotto nei commenti!

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Smart TV Samsung e NFT: cosa c’è da sapere

Samsung, colosso sudcoreano della tecnologia, ha rivelato una nuova gamma di Smart TV che integra una piattaforma per NFT. I nuovi televisori di Samsung presenteranno un’applicazione che permetterà agli utenti di “scoprire, acquistare e scambiare opere d’arte digitali.”

Il comunicato stampa recita:

Con l’aumento della domanda per gli NFT, la necessità di una soluzione alla frammentazione dell’odierno panorama di servizi per la visualizzazione e l’acquisto di opere d’arte digitali non è mai stata così grande

L’azienda mira a introdurre il primo explorer e marketplace di NFT per Smart TV: grazie alla nuova piattaforma, gli utenti potranno visualizzarli ed acquistarli comodamente seduti sul proprio divano.

Sebbene non sia chiaro esattamente quali piattaforme per Non Fungible Token saranno incluse nell’aggregatore di Samsung, l’azienda ha promesso che le sue Smart TV non altereranno in alcun modo la qualità dell’immagine, mantenendo i valori preimpostati del suo creatore.

Non solo Smart TV, Samsung investe nel Metaverso

Oltre a integrarli nei suoi prodotti, Samsung sta attivamente investendo in progetti legati al Metaverso tramite il ramo aziendale dedicato al venture capital, Samsung Next. Mercoledì l’azienda ha partecipato a un round d’investimento per una piattaforma di gioco nel Metaverso.

Oltre a Samsung, anche altre grandi aziende hanno espresso un forte interesse verso gli NFT. A luglio dello scorso anno Coca-Cola ha sfruttato gli NFT per scopi di beneficenza; un mese più tardi Visa ha acquistato un CryptoPunk per 150.000$.

Nel 2021, le vendite d’arte digitale hanno rappresentato il 91% delle vendite totali di NFT. Con l’aumento dei volumi, sempre più aziende basate su NFT e Metaverso stanno raccogliendo importi significativi per finanziare i loro progetti: lo scorso anno, le società di gaming su blockchain hanno ottenuto investimenti per oltre un miliardo di dollari.

Cosa sono gli NFT?

Il termine NFT sta per Non-Fungible Token, che in italiano vuol dire Gettone digitale non fungibile, non riproducibile.

Chiariamo fin da subito il significato di fungible e non-fungible. Un Bitcoin, ad esempio, è fungibile poiché può essere sostituito con un altro. Gli NFT, invece, sono pezzi unici: non possono, cioè, essere replicati né sostituiti.

Con NFT si intende un modo per identificare in modo univoco, sicuro e senza dubbi un prodotto digitale creato su internet. NFT può essere qualsiasi oggetto digitale: un video, una foto, una GIF, un testo, un articolo, un audio. Quando un oggetto digitale è certificato, è come se sopra ci fosse la firma dell’autore, e nessuno può dire che non sia originale o che ce ne siano altre copie se non firmate con un Non Fungible Token.

Come investire nei Non Fungible Token?

Ma gli NFT, così come l’arte classica – quadri, sculture, dipinti – possono essere considerati anche come degli investimenti.

Sul mercato ci sono molti siti che consentono di scambiare le opere d’arte. Il più famoso è NiftyGateway, ma ci sono anche MarkersPlace, Rarible, SuperRare… Al momento, la piattaforma più accessibile è OpenSea, che si basa sulla blockchain Ethereum e si definisce il più grande marketplace di NFT, ma per creare o acquistare i token è necessario avere un portafoglio Ethereum.

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Doomscrolling, una delle parole più cercate del 2021.

Cos’è il Doomscrolling? Perché può essere dannoso per la nostra salute?

Il Doomscrolling è uno dei frutti di questa Pandemia che ha cambiato le vite di tutti noi.

Una pandemia che non è certo un’evento che si è preparati ad affrontare, in nessun modo.

Per questi gli ultimi anni ci anno messo a durissima prova sia fisicamente che psicologicamente.

L’incertezza e le fonti troppo ballerine hanno generato in noi un senso di instabilità che ci ha spinti a ricercare sempre più capillarmente notizie tramite social e siti di dubbia provenienza.

L’aumento del tempo trascorso davanti a smartphone, tablet e pc, unito al crescente senso di instabilità ha permesso di fare un focus importante proprio su un’abitudine preoccupante: il Doomscrolling.

doomscrolling

Con il temine Doomscrolling si indica la tendenza a cercare in modo ossessivo cattive notizie online, scorrendo (scrolling) per informarci sulle sventure (dooms) che accadono nel Mondo. 

Come potrete immaginare di questa abitudine sono state vittime in maniera particolare le persone già affette da forme più o meno lievi di depressione o ansia.

Il termine Doomscrolling o il suo sinomino Doomsurfing, sono neologismi coniati intorno al 2018/2019.

Cresciuti nel 2020 a causa della pandemia da Covid-19.

Nel 2021 si sono posizionati tra i termini più ricercati on line e nell’ Oxford Dictionary dove sono entrati di diritto.

Certo il termine con cui identificare questa tendenza sarà anche stato appena coniato, ma questa pratica tipicamente umana è sempre esistita: conoscete il Principio della Rana bollita?

La Rana bollita

Il principio della Rana bollita è stato ipotizzato dal filosofo Americano Noam Chomsky.

In realtà nell’idearlo immaginava di applicare questo principio al degrado della Società e ai Popoli che accettando passivamente, le vessazioni, la scomparsa dei valori, dell’etica e ne accettano di fatto la deriva.

Ma è un esempio che troverete calzante anche per tutte quelle situazioni non subito lampanti, che cambiano lentamente, quasi senza accorgercene, fino a diventare così soffocanti da indurci alla totale immobilità.

Vi spiego il principio della rana bollita

Immaginate una pentola piena di acqua fredda con dentro una rana che nuota liberamente.

Sotto la pentola il fuoco è acceso, pertanto l’acqua inizia lentamente a riscaldarsi.

L’acqua diventa tiepida e la rana la trova la temperatura molto gradevole.

La temperatura dell’acqua continua a salire.

Adesso l’acqua è calda, un pò più di quanto la rana non apprezzi, ma tuttavia non si spaventa.

Adesso l’acqua è davvero troppo calda, e la rana la trova molto sgradevole, ma essendosi indebolita, non ha la forza di reagire e saltare fuori dalla pentola.

La rana sopporta e non fa nulla per salvarsi.

La temperatura sale ancora, e la rana, semplicemente, finisce morta bollita.

Se però l’acqua nella pentola fosse stata già bollente, la rana non ci si sarebbe mai immersa, ma sarebbe saltata via immediatamente per salvarsi.

Il pricipio della rana bollita è tratto da "Media e Potere" di Noam Chomsky

Cosa significa tutto questo?

Che quando un cambiamento è sufficientemente lento da non essere percepito, sfugge alla coscienza e non suscita nessuna reazione, nessuna opposizione.

Può succedere anche di peggio, ovvero che si prende coscienza di esso quando ormai è troppo tardi per reagire.

Allo stesso modo, un’eccessiva esposizione ad eventi mediatici catastrofici o angoscianti, suscita comunque quelle sensazioni di immobilità e rassegnazione.

Anche se gli eventi non sono direttamente riconducibili a noi!

È pertanto di fondamentale importanza evitare pratiche come il Doomscrolling specialmente in forma passiva e abitudinaria.

È opportuno, invece, percepire le notizie, elaborarle e collocarle nel giusto gradino della scala delle priorità.

Scala nella quale ai primi posti devono esserci le pratiche e le abitudini che hanno effetti positivi sulla nostra vita e sul nostro umore.


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Alcune cose che non sai su Don’t Look Up

Don’t Look up: analogia tra il personaggio di Mark Rylance e altri come Steve Jobs ed Elon Musk

Il nuovo film di Adam McKay per Netflix, Don’t Look Up, è considerata una vera e propria satira della situazione che stiamo vivendo a causa del virus COVID-19.

Spicca sicuramente tra alcuni personaggi del film, il miliardario interpretato da Mark Rylance, per la sua somiglianza con Steve Jobs, Elon Musk, Bill Gates e gli altri miliardari filantropi.

Mark Rylance interpreta Peter Isherwell, arci miliardario CEO dell’azienda di smartphone BASH. Tra l’altro è anche uno dei principali finanziatori della Presidente degli Stati Uniti conservatrice (Meryl Streep).

Don’t Look Up e la prima somiglianza : Steve Jobs

In Don’t Look Up, Isherwell ha accumulato la sua ricchezza attraverso la sua compagnia tech, BASH, che ha cose in comune con la Apple di Steve Jobs, come notato da TMZ. Sebbene i confronti siano innegabili, il marchio del personaggio sembra essere molto più avanzato, ovviamente frutto dell’esasperazione della satira in questione! Difatti attraverso la Data Science, gli smartphone BASH sono in grado di “leggere ogni tuo pensiero e mossa e prevedere come morirai”.

Altra cosa in comune con il visionario fondatore dell’azienda di Cupertino è l’immancabile tendenza a non essere contradetto. Di certo un personaggio saccente che mette in evidenza l’enorme ego di alcuni personaggi visionari.

Altra cosa interessante è l’abbigliamento, molto minimal, fuori dalla moda comune. Per finire alle incredibile presentazioni dei prodotti che di certo strizzano l’occhiolino ai meravigliosi prodotti in casa Apple.

La seconda somiglianza : Elon Musk

Il miliardario gestisce una divisione della propria azienda che si occupa di Space Economy, molto simile a quella di Space X di Elon Musk.

In Don’t Look Up, il personaggio condivide con Musk la passione per lo spazio, per essere un visionario pronto ad intraprendere nuove frontiere legate all’innovazione e alle invenzioni di certo poco convenzionali.

Dopo aver visto Don’t Look Up, numerosi utenti di Netflix sono intervenuti sui social media per discutere a quale controverso miliardario reale sia ispirato Peter Isherwell.

“In realtà è difficile distinguere tra la vita reale e l’arte satirica”, ha twittato David Sirota condividendo una foto della copertina della persona dell’anno della rivista TIME Magazine del fondatore di Tesla posta accanto a una foto promozionale di Rylance nei panni di Isherwell. TMZ osserva che l’attore ha ammesso la somiglianza tra Musk e il suo personaggio.

“Le azioni di Isherwell si basano sull’idea che qualsiasi problema del nostro mondo può essere risolto con la tecnologia, una testimonianza dei nostri tempi e della direzione intrapresa”, spiega l’articolo.

La terza somiglianza : Bill Gates

Con Bill Gates di Seattle (ascolta il nostro podcast su Spotify!) ha in comune la passione per la comunità.

Vuole ottenere una buona reputazione e spera di rendere il mondo un posto migliore (all’apparenza). I suoi interessi vanno molto aldilà dell’azienda che gestisce interessandosi di molti settori apparentemente lontani dalla BASH.

Hai trovato altre analogie !? Faccelo sapere !

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Tecniche di Neuromarketing per la tua azienda

Cos’è il Neuromarketing?

Il Neuromarketing è una disciplina definita da numerosi studiosi del settore. La prima definizione è stata attribuita al Professor Ale Smidts, docente di marketing presso l’Università Erasmus di Rotterdam.

strategie neuromarketing

Il teorico lo definisce come: “lo studio delle funzioni cerebrali col fine di comprendere il comportamento del consumatore e ottimizzare le strategie di marketing”.

Ma il Neuromarketing è anche un:

  • campo di ricerca;
  • interconnessione dei sistemi di percezione;
  • branca della neuroeconomia;
  • campo d’interesse del marketing;
  • disciplina neuroscientifica la cui ricerca si focalizza sui consumatori.

Il contributo degli strumenti neuroscientifici ha acquisito una certa rilevanza per lo studio del comportamento umano, con un focus nel campo di ricerca del marketing.

Quali sono le tecniche di Neuromarketing applicate?

Scopriamolo insieme e se ti va, puoi leggere il nostro articolo sul Marketing (for dummies).

Perché il Neuromarketing?

Il Neuromarketing è un campo di studi che deriva dall’unione di più discipline scientifiche, quali il marketing, la neurologia e la psicologia comportamentale.

Perché?

L’obiettivo principale delle tecniche di Neuromarketing è quello di analizzare i processi impliciti nella mente dell’individuo-consumatore.

I dati ottenuti dalle analisi biometriche effettuate o tramite test impliciti come lo IAT (Implicit Association Test) sono fondamentali per fornire la giusta base per elaborare una campagna pubblicitaria efficace.

È importante comprendere il modo in cui il cliente interagisce e reagisce agli stimoli sensoriali delle pubblicità per stabilire quale sia il messaggio più efficace.

Quanto è coinvolto emotivamente l’utente? È questa la domanda che è necessario porsi per comprendere quale metodo persuasivo (il grande Cialdini ha parlato infatti di persuasione etica) e non manipolatorio per influire sul processo decisionale degli utenti consumatori.

7 tecniche di Neuromarketing e dove trovarle

I volti

Diversi studi di Neuromarketing e nello specifico con l’utilizzo dello strumento di Eye-tracking, ci aiutano a comprendere che il volto rappresenta il punto focale su cui si concentra maggiormente l’attenzione degli individui.

L’Eye-tracking è un processo che monitora i movimenti oculari, fondamentale per lo studio della direzione verso cui il soggetto ripone lo sguardo.

Grazie a questo metodo di ricerca, è stato possibile dedurre che davanti ad un annuncio pubblicitario composto da testi e volti, l’attenzione di chi guarda l’annuncio sarà riposta sui soggetti mostrati sull’annuncio.

Esca

Ma io volevo fare l’usciere”… no aspettate fermate il gioco!

Per “esca” intendiamo tutti quei prodotti su cui si spinge per aumentare l’acquisto di altri. Se vogliamo vendere uno specifico prodotto, non ci resta che metterlo accanto ad un altro definito esca o decoy.

Questa tecnica è definita dominanza asimmetrica ed è facilmente visibile nei cinema in cui ci propongono la versione small e large dei popcorn.

La versione small a 2,00 euro, mentre la versione large a 4,50 euro.

Quale acquistereste?

Pensateci, nel frattempo vi anticipiamo che secondo alcuni studi le persone sono inclini all’acquisto del barattolo a 2,00 euro, sostenendo che non è necessario pagare 4,50 euro per un barattolo di popcorn.

Le carte di credito

Preferisci pagare in contanti o con carta di credito?

Perché questa domanda? Beh, te lo sveliamo subito.

Si è scoperto che, quando acquistiamo qualcosa, si attivano le stesse aree cerebrali deputate alla percezione del dolore. Non percepiamo dolore fisico, questo è certo (forse alcuni sì dopo aver scoperto il conto salato), ma queste aree hanno sicuramente un ruolo nella presa di decisione.

Ritorniamo alla domanda principale.

Quale metodo di pagamento preferisci? E perché proprio la carta di credito?

Si evidenza che, pagando con i contanti, l’individuo percepisce maggiormente la perdita e sviluppando un’avversione alla stessa, decide di risparmiare. Questa dinamica non avviene con la carta di credito.

Sapete perché? Perché il/la commerciante, ci restituisce la carta di credito. Tutto qui?

Assolutamente sì.

Ancoraggio

Il termine ancoraggio ha molteplici definizioni, a seconda dell’ambito di studi di riferimento e tutte hanno in comune il concetto dell’attivazione di un qualcosa nell’individuo.

Una delle tecniche di Neuromarketing prestate dalla psicologia e dall’economia è l’ancoraggio dei prezzi.

Si tratta di una strategia efficace, per attribuire un determinato valore economico ad un elemento inedito.

Un esempio è quando andiamo al cinema, sappiamo che i popcorn costano 2,00 euro. Motivo per cui, se andassimo in un cinema differente dal solito e i popcorn costassero 1,50 euro, rimarremmo stupiti.

Questo perché il prezzo ancora, 2,00 euro, ci serve da paragone con tutti gli altri in riferimento allo stesso prodotto.

Per tale ragione, se immettessimo sul mercato un prodotto o servizio del tutto originale e mai visto prima, potremo decidere il prezzo e il cliente prenderà quel valore economico come prezzo ancora, nonché spunto per le sue future valutazioni.

I have ninety-nine problems, ma poi te ne restano mille!

Bello il mash-up vero?

Lo sappiamo.

In ogni caso, quanto è fastidioso dover ricevere 1cent di resto? Ma quanto siamo attratti dai prezzi 1,99 o 79,99?

Tanto.

Cosa hanno in comune? Finiscono con il numero 9 ed è una delle strategie più usate per incentivare l’acquisto.

Nel nostro cervello si attiva l’effetto soglia, nonché la percezione che ogni prezzo che termina con i numeri 99 sia conveniente e più basso rispetto al suo valore reale.

Un esempio:

In questo comunicato, Steve Jobs annuncia che l’Ipad costerà 999 dollari (prezzo ancora).

Successivamente annuncerà che il prezzo reale è di 499 dollari. Morale della favola?

Il pubblico ha percepito un risparmio di ben 500 dollari.

Eh beh!

Prezzo alto o basso? Quantità o qualità?

Quante volte ti è capitato di valutare un prodotto o servizio in base al suo prezzo?

Qui, Maccio Capatonda (Aka Marcello Macchia) ci fa comprendere che valutiamo un prodotto, in questo caso il vino, solo in base al prezzo.

Difatti se ci trovassimo di fronte a due vini, di cui uno costa 50 euro, tenderemo a comprarlo se desiderassimo un prodotto di qualità.

Storytelling

Ultima, ma non per importanza, la tecnica dello storytelling.

Mediante lo storytelling è possibile comunicare concetti semplici ed efficaci come:

  • la fiducia;
  • la coerenza;
  • le testimonianze;
  • la qualità e i vantaggi;
  • le emozioni.

Ognuno di questi elementi è fondamentale per portare il potenziale cliente a dire di sì e a far comprendere il punto di vista del brand.

Perché il Neuromarketing è importante per la tua azienda

Se pensi che sia un gioco da ragazzi, non ti sbagli.

Per noi lo è, perché proprio come diceva Leo Burnett, le idee creative nascono negli ambienti di lavoro in cui ci si diverte.

Se vuoi saperne di più e desideri applicare queste ed altre strategie per la tua azienda, non esitare a contattarci!

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Tecnologia: cosa dobbiamo aspettarci dal futuro?

Il nostro mondo è molto diverso da come è stato immaginato nel passato?

Se parliamo di tecnologia, non possiamo non citare un film del 1927 in cui il regista, sceneggiatore e scrittore Fritz Lang immaginò la vita del 2026. 

La città di Metropolis è suddivisa in due: in superficie vediamo il glamour del futuro carico di luci, di architettura sofisticata e di ardite costruzioni ingegneristiche, mentre nel sottosuolo si cela la forza lavoro che mantiene tutto in funzione, incarnata da operai alienati, edifici spogli e il tripudio della meccanica industriale. 

A distanza di quasi un secolo, le invenzioni di Lang sembrano quasi ingenue, ma ricordiamo che proprio in “Metropolis” c’è uno dei primi prototipi del moderno cyborg, in versione art decò.

Magari la realtà che viviamo non è perfettamente sovrapponibile a quella ipotizzata con grande fantasia in film e libri del passato, ma forse non si discosta poi troppo.

Negli ultimi 20 anni siamo stati travolti da un’escalation di innovazione tecnologica ritrovandoci a vivere in ecosistemi altamente interconnessi. 

Lo smartphone si è evoluto, diventando una vera e propria appendice con la quale filtriamo, leggiamo e condividiamo il nostro mondo.

Ma ripercorriamo insieme gli ultimi 20 anni dell’evoluzione della tecnologia… HERE WE GO!

La tecnologia dal 2000 al 2022

2000

  • Dean Kamen inventa la prima macchina di trasporto auto-bilanciata a propulsione elettrica: il Segway!
  • Internet inizia a diffondersi capillarmente raggiungendo anche le abitazioni private per uso domestico.
  • La tecnologia Bluetooth diventata operativa. Oggi è parte integrante della nostra quotidianità: un ponte invisibile che permette di far dialogare i dispositivi anche in assenza di connessione internet. 

2001

  • Nasce Wikipedia, l’enciclopedia gratuita basata sulla partecipazione dal basso degli utenti e sulle revisioni della community che si regge solo grazie alle donazioni e che ha rivoluzionato completamente il sistema di ricerca online.

  • Steve Jobs cambia in mondo con iPod. Il lettore digitale ha rivoluzionato totalmente la modalità di fruizione della musica mandando in pensione i lettori cd portatili. Nonostante il grande successo è uscito di scena il 9 settembre 2014, pare per mancanza di reperibilità dei componenti necessari alla sua fabbricazione.

2002

  • Vince il premio della rivista Time come «migliore invenzione dell’anno», Evra il primo cerotto anticoncezionale.

  • Ryan Patterson crea il Braille Glove, un dispositivo che rileva i movimenti della mano di chi lo indossa e li trasmette in modalità wireless a un minuscolo monitor portatile, dove appaiono come parole, un’invenzione utile per supportare persone con disabilità.

2003

  • Reid Hoffman e Allen Blue lanciano LinkedIn, ispirati dalla teoria dei sei gradi di separazione di Stanley Milgram.

  • Aumentano gli acquisti della Toyota Prius la più venduta tra le vetture ibride al mondo.

  • Nasce Skype il primo servizio alternativo al telefono e in grado di far conversare, gratuitamente e faccia a faccia, utenti che si trovavano in nazioni o continenti diversi. Una rivoluzione.

2004

  • Nasce Facebook, inizialmente creato il 4 febbraio come servizio gratuito universitario e successivamente ampliato a scopo commerciale, oggi posseduto e gestito dalla società Meta, recente evoluzione di Facebook Inc.

2005

  • Youtube è realtà! Con il primo video caricato “Me at the zoo”, che riprendeva uno dei fondatori della piattaforma davanti al recinto degli elefanti, nasce il mezzo che ha permesso al video di diventare il format prevalente e maggiormente diffuso. I contenuti generati dagli utenti sono diventati una forma di espressione capace di rivoluzionare l’intero sistema dei media e di produrre vere forme di sostentamento.

  • Google Maps, come molte innovazioni tecnologiche, rappresenta un punto fermo in un percorso in evoluzione. Un servizio che ha cambiato per sempre il modo di consultare una mappa e, più in generale, di scegliere come muoversi.

2006

  • La CuteCircuit inventa la Hug Shirt (la maglietta dell’abbraccio), una maglia che, indossata, permette di sentire il caloroso abbraccio di una persona distante. Quando qualcuno invia un abbraccio virtuale, il cellulare riceve il messaggio e lo trasmette tramite Bluetooth alla maglietta la quale, automaticamente, riproduce il calore, la pressione e la lunghezza dell’abbraccio, nonché i battiti cardiaci del mittente.

  • Pensate che gli AirTag della Apple siano un’innovazione? Vi sbagliate prima di loro c’era Loc8tor che associando dei dispositivi elettronici agli oggetti permetteva di localizzarli sul display indicandone la posizione.

2007

  • Apple lancia il suo primo i-Phone! Il primo smartphone capace di avere un’eco globale! E pensare che all’inizio alcuni concorrenti avevano irriso Steve Jobs: “Chi mai comprerà un telefono senza tastierino?”.

  • Amazon rilascia Kindle il primo e-reader al mondo. Il dispositivo si basa su una particolare tecnologia denominata “inchiostro elettronico”, pensata proprio per imitare l’aspetto dell’inchiostro su un normale foglio di carta. Questo tipo di innovazione permette al lettore di leggere per molte ore, senza affaticare la vista.

2008

  • I tessuti super tecnologici sono il grande filo conduttore di molte delle ricerche del 2008. Nel settore della comunicazione, per esempio, si arriva al telefono da indossare. Si chiama M-dress ed è un morbido e pratico cellulare: “m-dress” sta per mobile-phone-dress. Se ve lo state chiedendo, si l’azienda produttrice è la CuteCircuit, la stessa della maglietta dell’abbraccio.

  • Babak Parviz inventa una lente a contatto incorporata con LED ad energia solare e un ricevitore a radiofrequenza. Inizialmente sviluppate per comunicare in modalità wireless informazioni mediche sulla salute degli occhi e di chi le indossa. Tuttavia, altre applicazioni furono presto idealizzate dallo stesso inventore, per esempio le società di videogiochi avrebbero potuto utilizzare le lenti a contatto per immergere completamente i giocatori in un mondo virtuale senza limitare la loro gamma di movimento.

2009

  • Un anonimo inventore (o gruppo di inventori), noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, inventa una criptovaluta e un sistema di pagamento valutario internazionale: il Bitcoin!

2010

  • Steve Jobs ha preso un’idea che altri avevano avuto prima di lui e che avevano già abbandonato ritenendola fallimentare, l’ha resa bella, facile e intuitiva da utilizzare e l’ha trasformata in un successo: l’i-Pad!
  • L’azienda cinese, Shenzhen Huashi Future Parking Equipment progetta un autobus sopraelevato alto circa 3 metri da terra e largo quanto due normali corsie stradali che passa al di sopra delle auto e permette alle auto di passargli sotto.

  • Kevin Systrom e Mike Krieger, lanciano Instagram.

2011

  • Sono l’interfaccia più popolare tra gli utenti e l’intelligenza artificiale: gli assistenti digitali rispondono in modo sempre più naturale alle indicazioni umane. Il primo, Siri di Apple, è arrivato nel 2011. E da allora i comandi vocali sono usciti dagli smartphone per approdare (potenzialmente) ovunque.

  • Il mercato della mobilità globale viene travolto dalla piattaforma Uber.

2012

  • Google annuncia che il suo veicolo completamente autonomo ha percorso 300 mila miglia su strade cittadine, senza alcun incidente. 

  • Se c’è un’automobile che merita di finire in un lista di innovazioni tecnologiche e gadget quell’auto è certamente la Tesla Model S con la quale l’azienda di Elon Musk ha rivoluzionato le strutture tradizionali del mercato dell’auto e soprattutto della produzione e della distribuzione. 

2013

  • Viene lanciata sul mercato Xbox One, la console per videogiochi prodotta da Microsoft.

  • L’azienda WobbleWorks produce 3Doodler, un nuovo tipo di penna capace di fare scarabocchi in tre dimensioni invece di due. Funziona come una stampante 3d, con fusione e raffreddamento della plastica colorata per creare strutture autoportanti rigide in qualsiasi forma immaginabile.

  • Google X (oggi X) sviluppa i Google Glass, un paio di occhiali dotati di realtà aumentata, tramite i quali è possibile visualizzare informazioni come sugli smartphone senza l’uso delle mani, ma tramite l’uso di comandi vocali.

2014

  • Apple produce il dispositivo più personale mai creato, l’Apple Watch che unisce la tecnologia di un computer con la comodità di un orologio. Oltre a fornire l’ora, è in grado di inviare messaggi, dare indicazioni stradali, informazioni sul peso e sulla salute, di effettuare pagamenti.
  • Presentato a giugno dalla società giapponese SoftBank, si chiama Pepper ed è il primo robot in grado di leggere le emozioni umane. Pepper riesce a riconoscere “dal 70% al 80% delle conversazioni spontanee” ed è quindi un “robot emozionale”.

  • Alexa, lanciata da Amazon, è l’assistente virtuale che più di ogni altra ha saputo conquistare il pubblico e affermarsi sui media.

2015

  • Blue Origin e SpaceX riescono a mandare in orbita un razzo e a farlo atterrare. È l’inizio di una nuova corsa, questa volta privata, allo spazio, della quale si è avvantaggiata soprattutto SpaceX, diventata solida partner della Nasa. Guarda qui per saperne di più sul film Don’t Look Up!
  • Arrivano sul mercato i primi dispositivi di largo consumo con porte USB-C. Il nuovo standard è più veloce, sicuro, basato su un connettore universale che si può inserire in una presa a occhi chiusi e al primo colpo senza invocare la dea bendata. 

2016

  • La cinese DJI avvia la commercializzazione del Mavic Pro, un drone per le riprese video che, grazie a un prezzo relativamente contenuto e alla sua forma compatta e facile da trasportare, ha drasticamente abbassato la soglia di accesso al mercato dei quadricotteri.

  • Pokèmon Go, il gioco di Niantic, esploso come fenomeno virale a livello globale, è stato il battesimo del fuoco per la realtà aumentata.

  • Viene lanciato un nuovo social network cinese, musical.ly che cambierà il suo nome in TikTok.

2017

  • Nintendo lancia la Switch, un ibrido che permette di giocare tanto in mobilità quanto connessi a un televisore, con la quale riesce a rivoluzionare il concetto di gaming con una scommessa rischiosa ma vincente.

  • Apple lancia sul mercato il suo iPhoneX, il primo smartphone ad utilizzare il FaceID, il sistema di riconoscimento facciale

2018

  • Facebook, in partnership con Qualcomm and Xiaomi, produce Oculus Go, l’evoluto visore per la realtà virtuale, un dispositivo standalone che non necessita più di un costosissimo computer di fascia alta per reggere le sue alte performance.

  • La Boston Dynamics produce un robot con le sembianze di un cane cyborg che fa impazzire il web con la sua performance di ballo sulle note di Uptown Funk di Bruno Mars. Guarda il video qui!

2019

  • Le reti 5G muovono i primi passi. Le nuove reti, grazie non solo alla maggior velocità di trasmissione, ma anche alla latenza bassissima del segnale, apriranno nuove frontiere per industrie non strettamente legate all’elettronica di consumo.

  • Google annuncia di aver raggiunto la “quantum supremacy”: un processore che obbedisce alle leggi della meccanica quantistica è riuscito a svolgere un’operazione ritenuta impossibile per i computer tradizionali

  • Google rilascia Stadia, una piattaforma di cloud gaming grazie alla quale è possibile giocare in streaming su vari dispositivi.

2020

  •  Sony Interactive Entertainment annunciata la nuova console per videogiochi PlayStation 5.
  • Samsung produce The Sero il televisore che si mette in verticale. Una delle caratteristiche eccezionali di The Sero è la sua capacità di mirroring dello smartphone che consente di trasmettere i contenuti in modalità verticale.

2021

  • Microsoft inizia una partnership con il colosso dei motori, General Motors (GM). Il loro obiettivo è di velocizzare la commercializzazione dei veicoli a guida autonoma.

  • All’Università di Copenaghen hanno studiato e messo appunto un nuovo algoritmo di Intelligenza Artificiale che analizzando i dati dei pazienti, è in grado di valutare coloro che hanno meno probabilità di sopravvivere al covid-19. Permette così di intervenire tempestivamente. Ma ciò a cui si punta maggiormente è, grazie a questi dati, di stabilire al meglio la priorità nel piano vaccini.

2022…Parleremo ancora di tecnologia?

Chissà cosa ci regalerà questo nuovo anno, viaggi spaziali e pause caffè nel metaverso? Una maggiore centralità dei robot? Treni superveloci e macchine volanti?

L’anno è iniziato da soli pochi giorni e già siamo curiosi di scoprire come si evolverà la nostra vita per poi scoprire che forse non è così diversa da quella immaginata in Metropolis un secolo fa!

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News

Cose che non sapevi sul Branded Podcast

Conoscete sicuramente lo Spotify Wrapped 2021!

Per caso siete gli utenti che hanno ascoltato più podcast?

Non è una novità, che stia aumentando l’adozione del linguaggio audio, per ottimizzare la propria digital strategy e rendere sempre più evidente la Brand Identity.

podcast da ascoltare

Da BBC a Will Ita, da Sky TG24 al professionista di un determinato settore… tutti loro hanno un obiettivo in comune: posizionarsi online aderendo ai trend del momento. Il modo migliore per farlo non è solo aprirsi un profilo social o contattare il migliore web designer per il proprio sito web, ma è anche fornire un ulteriore servizio, quale è il branded podcast.

La mattina in metro, sotto la doccia o in macchina, il Branded Podcast è un’ottima modalità d’intrattenimento e funzionale all’informazione.

Ma cos’è un Branded Podcast?

Se non sapete cosa sia, non c’è nessun problema, lo approfondiremo insieme. Partiamo dalle basi.

Branded Podcast: non solo audio

Il branded podcast è lo strumento audio di marketing, nonché un servizio utile per tutte quelle realtà aziendali che desiderano dare un boost alla loro comunicazione diretta e rivolta ai consumatori e clienti. Un podcast è, quindi, una forma di Content Marketing che va oltre il semplice comunicare un qualcosa.

Il Branded Podcast si inserisce all’interno di un ecosistema autentico e lineare ricco di contenuti che non assomigliano per niente alla pubblicità invadente e ripetitiva.

Ricapitolando, il Brandend Podcast è lo storytelling dei brand in formato audio ed il primo di una lunga serie è stato “The Message”.

Clicca qui per saperne di più sul Marketing

Da cosa nasce?

Siamo nel 2015, quando Andy Goldberg (l’allora creative director di General Electric) ebbe un’intuizione che portò alla nascita di uno dei mezzi più innovativi e più usati dalle aziende: il branded podcast.

Per il direttore creativo, la voce è un mezzo fondamentale che avrebbe potuto dare un valore aggiunto alla comunicazione digitale per raggiungere e fidelizzare potenziali consumatori interessati.

L’intento non è solo raggiungere il target, ma è soprattutto far comprendere quali sono i valori e principi che muovono il mondo all’interno dei Brand.

Le origini del Branded Podcast: The Message

The Message è stato il primo podcast, nonché un format molto interessante, i cui contenuti si discostano dall’azienda che rappresenta General Electric (brand di riferimento). Infatti, l’azienda è un B2B, ma “The Message” è una science-fiction podcast.

Dura 8 episodi e si racconta la storia di un gruppo di crittografi che analizzano l’interazione tra alieni mediante dei messaggi. Lo fanno, attraverso una serie di tecnologie realmente sviluppate e vendute, per l’appunto, dall’azienda General Electric.

Figo, no?

Come si definisce un Branded Podcast?

branded podcast esempi

Il branded podcast è correlato alla brand identity di un’azienda, che normalmente siamo abituati a immaginare come un visual con un logo ed un nome che esprimono la personalità, i valori e i principi di un marchio.

E se ti dicessi, che può essere percepito tutto ciò anche da un podcast con una voce narrante? Sì, è proprio così.

Seguendo la logica del “Content is King” e OBE ha definito così il branded podcast:

“un contenuto editoriale originale in audio, fruibile on-demand, ideato, realizzato e finanziato da un brand. È distribuito sulle properties digitali del committente e/o sulle piattaforme specifiche di podcasting. Ed è finalizzato a intrattenere un pubblico-target in modo coerente con i valori e gli obiettivi del brand.”

Vantaggi dei Branded Podcast

Quali sono i vantaggi dei branded podcast?

Partiamo col dire che i podcast sono dei contenuti audio on demand che è possibile ascoltare su qualsiasi piattaforma dedicata. Pensi sia tutto qui?

Spoiler: no.

Ecco altri vantaggi:

  • intercettare l’ascoltatore in contesti in cui altri mezzi visivi non arrivano
  • non è vincolato da un palinsesto
  • la disponibilità temporale è illimitata
  • è possibile ascoltare tutto in differita, quando lo si desidera
  • i touchpoint online sono differenti: smartphone, smart TV, smart speaker PC, tablet
  • tutti, da tutto il mondo possono ascoltare un podcast e l’audience è sempre più in crescita

Lunga vita ai podcast!

A cosa servono i Branded Podcast?

Il criterio alla base dei podcast è quello di veicolare un contenuto autentico e interessante per il pubblico di riferimento.

Quali sono le finalità?

Le finalità possono essere racchiuse in tre macro aree e hanno a che fare con tre obiettivi finali che l’audience ricerca nell’ascoltare i podcast:

Formare

I podcast o branded podcast possono essere degli ottimi mezzi per imparare qualsiasi cosa. Lingue straniere, anatomia umana, come diventare degli ottimi comunicatori… ce n’è per tutti!

Si tratta di un corso online ma formato audio che è possibile ascoltare ovunque e non è necessaria un’attenzione visiva! Un esempio può essere “BBC 6 minutes English”, un podcast che aiuta gli ascoltatori a familiarizzare giorno dopo giorno con la lingua inglese.

Informare

Un altro obiettivo è: informare.

Quanto è comodo e semplice, infilarsi le cuffiette o accedere a spotify dalla propria smart tv e ascoltare un podcast che ti aggiorna su tendenze o fatti di cronaca?

Nel frattempo puoi allenarti, cucinare o fare quello che desideri.

Pensi sia un sogno? Con spotify o qualsiasi piattaforma predisposta, è totalmente la realtà. Un esempio?

WILL, medium di informazione che raggiunge un target di riferimento perciso e interessato in relazione al campo tematico di interesse.

Chiunque, in realtà, può ascoltare questa tipologia di podcast, rimanendo sempre aggiornato in qualsiasi momento. Questa possibilità è data dalla semplicità con cui ogni argomento è spiegato.

Intrattenere

“Signori e signore, buonasera. Va in onda il programma Ma quanto è bello avere tutto a portata del proprio smartphone quando si è in auto, in palestra, in aereo, in treno e in qualsiasi altro luogo.”

Sì, il podcast può avere come finalità quella di intrattenere. Si tratta dell’utilizzo più popolare, in grado di intercettare un’audience più vasta. Un esempio? Muschio Selvaggio, in cui gli ospiti sono sempre differenti e al centro di ogni puntata vi è una sfera tematica di cui si discute.

Quali sono i format di un Branded Podcast?

Inizio col dire che il format è una struttura prestabilita e predefinita con regole e dinamiche replicabile e che identifica un prodotto medium. L’obiettivo è rendere il brand facilmente riconoscibile allo spettatore.

Tra i format più popolari ce ne sono 5 e ogni tipologia ha una modalità di narrazione propria:

Intervista

Due o più persone intrattengono l’audience con un intervista ad un personaggio noto o meno, andando a focalizzare l’attenzione su un tema caldo o coerente con la Brand Identity del brand di riferimento.

Un esempio? Dai, facciamo due: Muschio Selvaggio o Cachemire Podcast.

Conversazione

Il fine di tale format è quello di intrattenere. Le voci narranti conversano su un tema prestabilito con l’obiettivo di spiegare o offrire punti di riflessione alla community di ascoltatori.

Storytelling

Lo storytelling è il format più popolare, nonché il genere narrativo che rappresenta la categoria maggiormente esplicativa in termini di punti di forza del podcast come medium.

Si basa sulla narrazione di storie reali che appassionano da tempo gli ascoltatori, in cui si rincorrono eventi cronologici realmente accaduti.

Scripted

Lo scripted o scenaggiato è, al contrario, un formato narrativo in cui chi racconta parla di vicende che non sono realmente accadute.

Documentario

Il documentario o documentary è il format ideale per chi ama approfondire le proprie conoscenze rispetto ad inchieste o a curiosità generali su tematiche più disparate. Un esempio è Limoni de L’Internazionale.

Explainer

Già dal termine, si comprende che la finalità è spiegare.

Ma cosa? Uno o più concetti. Rispetto agli altri format, in questo caso, anche una sola voce offre agli ascoltatori i concetti alla base di uno specifico argomento.

Le fasi di realizzazione di un Branded Podcast

Ora che sai dei format, le funzioni, i vantaggi… ti starai chiedendo, ma come si realizza un Branded Podcast?

Nessun problema, realizzare un podcast non è semplice, ma neanche impossibile.

Devi sapere che un branded podcast di successo non è solo un contenuto a disposizione di uno specifico brand, ma è anche un prodotto creativo, autentico e in grado di intrattenere il pubblico.

Un prodotto audio di valore per gli ascoltatori deve seguire anche alcune regole burocratiche legati ai diritti, ai costi e ad altre prassi relative alla disponibilità di uno studio di registrazione e alla selezione di voci narranti efficaci e gradevoli all’ascolto.

Quindi, cosa devi sapere per realizzare un Branded Podcast?

podcast spotify

Ecco gli step da seguire:

Brief

Si tratta di un documento realizzato insieme al brand, nel quale evidenziati i valori e i punti di forza dell’azienda in questione. Il motivo è semplice, sono gli elementi fondamentali che si vogliono trasmettere mediante il podcast. Poi, si discute rispetto al budget e i risultati che si desidera ottenere.

Setup

Pianificazione di una strategia di produzione e una di promozione del progetto audio, valutando i diritti di utilizzo dei contenuti audio e di testo e definendo poi i KPI del progetto (obiettivi da raggiungere).

Proposte

Arrivati a questa fase, vi è la proposta di idee creative da parte dei produttori e specializzati nel settore. L’azienda specializzata nella produzione di podcast propone diverse opzioni coerenti con il messaggio e gli obiettivi prestabiliti del branded podcast.

Stesura del testo

Deciso il tema e l’argomento specifico, è giunto il momento di scrivere il testo. La fase di editing del testo racchiude più fasi al suo interno: dalla stesura della bozza sino ad arrivare al canovaccio definitivo per il podcast.

Registrazione

Abbiamo il testo, ma non vi sembra manchi qualcosa? Eh già, mancano le voci narranti! Deciso l’argomento, scelte le storie da raccontare e la voce narrante, non resta che passare alla parte di comunicazione del podcast sulle varie piattaforme.

Promozione

Il podcast è pronto e si procede al lancio della comunicazione online. La distribuzione sulle varie piattaforme d’ascolto è uno step molto importante. Si tratta di un’opportunità per posizionare il brand su piattaforme note come Spotify o Apple Podcast, che fungono da vere e proprie vetrine d’esposizione per raggiungere il target di riferimento.

Perché un Branded Podcast è importante per la tua azienda

Abbiamo scoperto insieme cos’è un Branded Podcast, i vantaggi, i format, come si realizza e come promuoverlo.

Ma, perché è importante per la tua azienda?

Basti pensare che, posizionando il tuo brand su Spotify, raggiungerai dei target già presenti sulla piattaforma.

Non solo, è un ottimo modo per comunicare il tuo brand in maniera differente dallo standard esplorando territori sconosciuti alla semplice comunicazione offline.

E quindi, cavalcando l’onda dei podcast, preparati ad appassionarti a nuovi format di intrattenimento come storie autobiografiche o interviste. O semplicemente, contattaci per sapere come realizzare un podcast per la tua azienda!

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